Senza medico di base: questo comune del Molise resta con lʼambulatorio chiuso

Senza medico di base: questo comune del Molise resta con lʼambulatorio chiuso
02 Agosto 2026

Le luci restano spente nel piccolo ambulatorio, e il cartello “chiuso” è diventato un simbolo doloroso di una mancanza che pesa su tutti. In un paese dove ci si conosce per nome, l’assenza del medico di famiglia si traduce in solitudine sanitaria, tempi più lunghi e ansia quotidiana. Di fronte alla porta serrata, molti ripetono la stessa domanda: quanto potrà durare questa attesa?

Un vuoto che pesa sugli anziani

Per gli anziani la perdita del riferimento medico significa più chilometri, più incertezza, più costi. «Per una ricetta devo chiedere un passaggio a mio figlio, che lavora fuori», racconta Carla, 79 anni. Un viaggio di quindici minuti, con il ghiaccio d’inverno o il caldo d’estate, diventa una barriera invalicabile per chi ha mobilità ridotta.

Le patologie croniche, che richiedono controlli ravvicinati, scivolano così nel territorio dell’“aspettiamo domani”. E domani, spesso, diventa dopo. «Senza il medico, mi sento più fragile», aggiunge un pensionato che preferisce restare anonimo.

Le cause di una crisi annunciata

Il vuoto non nasce dal nulla: tra pensionamenti non sostituiti, carenza di giovani in medicina generale, e graduatorie esigue, le aree interne pagano il prezzo più alto. Le quote massime di assistiti per medico sono sature, e dove il bacino è scarso nessuno vuole aprire uno studio.

La precarietà strutturale del territorio molisano, con strade difficili e servizi ridotti, scoraggia i professionisti. «Servono incentivi veri e una visione stabile», spiega il sindaco, che ha scritto all’Asrem chiedendo una soluzione urgente.

Il rimpallo tra istituzioni

Comune, Asrem e Regione si muovono tra vincoli e procedure. La risposta ufficiale parla di “tempi tecnici”, di avvisi pubblici andati deserti, e di una possibile copertura temporanea. Ma il tempo della burocrazia non coincide con il tempo della malattia.

«Stiamo esplorando soluzioni di prossimità», riferisce un funzionario sanitario. Nelle pieghe dei regolamenti si cercano scappatoie: ambulatori a giorni alterni, condivisione di presidi, e telemedicina a supporto dei casi semplici. Intanto, però, la porta resta chiusa.

La voce dei cittadini

La comunità non vuole rassegnarsi. C’è chi propone un’auto comune per accompagnare i fragili, chi si offre come volontario per prenotazioni e ritiro di ricette. «La rete tra vicini è l’unico cerotto che abbiamo», dice Giorgio, commerciante in centro.

Ma la prossimità non può sostituire la competenza clinica. Un dolore al petto, una pressione fuori scala, un’ulcera che non guarisce: senza un occhio formato, il rischio è rinviare ciò che andrebbe valutato subito.

Soluzioni possibili e limiti

L’emergenza chiede idee semplici e sostenibili. Alcune misure potrebbero alleggerire il peso nelle prossime settimane, in attesa di un medico titolare:

  • Ambulatori a rotazione con medici di aree limitrofe, infirmeria di comunità con infermieri esperti, sportello di telemedicina assistita in municipio, e navetta sociale su orari stabili verso il poliambulatorio più vicino.

Queste proposte funzionano solo se coordinate con precisione, con calendari pubblici e canali di informazione chiari: bacheche in farmacia, numeri dedicati, messaggi tramite parrocchia e associazioni.

Telemedicina, opportunità concreta

Non tutto può essere gestito da remoto, ma molto sì: rinnovo di terapie, monitoraggio di parametri come pressione e glicemia, consulenze su esami già eseguiti. «Se mi spiegano come fare, io la uso volentieri», afferma Lucia, 66 anni, che ha imparato a inviare i propri referti con lo smartphone.

La chiave è l’assistenza mediata: uno sportello con un operatore che aiuti nella prenotazione, nella scansione dei documenti, e nella connessione con il medico a distanza. Così la tecnologia diventa ponte, non ostacolo.

Il ruolo della farmacia territoriale

La farmacia del paese è spesso l’unico presidio aperto ogni giorno. Con protocolli condivisi, può gestire servizi di base: misurazioni, promemoria terapeutici, prenotazioni Cup, e stampa di piani terapeutici. «Siamo pronti a fare la nostra parte», conferma la titolare, chiedendo però “regole chiare e un riconoscimento del lavoro svolto”.

Questa sinergia tutela i pazienti e riduce gli accessi impropri al Pronto soccorso, che in zone interne sono lontani e spesso affollati.

Una scelta di attrattività

Per riportare un medico, servono leve concrete: incentivi economici, alloggi a canone calmierato, segreteria condivisa, e orari che bilancino carico di lavoro e qualità di vita. «Se rendiamo questo territorio professionale e vivibile, i medici torneranno», osserva un giovane medico in formazione.

Anche la comunità può offrire la sua ospitalità: una rete di relazioni, spazi per attività, e supporto alla famiglia di chi sceglie di trasferirsi. L’attrattività è fatta di dettagli concreti, non solo di bandi.

Oltre l’emergenza

Il rischio è che la carenza diventi normalità. Un calendario stabile di presenze, un punto unico di ascolto, e un patto locale tra istituzioni e cittadini possono trasformare la fragilità in spinta al cambiamento. «Non chiediamo miracoli, ma un diritto semplice: essere curati vicino a casa», sussurra una voce all’uscita della chiesa.

La porta dell’ambulatorio è ancora chiusa, ma il paese ha già aperto gli occhi. Tra piccoli passi e scelte coraggiose, la cura può tornare a essere una strada percorribile, non un viaggio senza mappa.

Roberto Burioni

Autore

Roberto Burioni

Roberto Burioni è redattore presso AgenziaMedica, portale di informazione sanitaria dedicato ai pazienti. Si occupa della redazione e della revisione di contenuti medico-sanitari, con l'obiettivo di offrire un'informazione chiara, accessibile e aggiornata su strutture sanitarie, patologie e servizi di salute in Italia.