Lo prendono 6 milioni di italiani: questo antidolorifico da banco può danneggiare i reni dopo i 60 anni

Lo prendono 6 milioni di italiani: questo antidolorifico da banco può danneggiare i reni dopo i 60 anni
24 Settembre 2026

Milioni di italiani ricorrono ogni giorno a un antidolorifico da banco per lenire mal di testa, lombalgie o dolori articolari. Dopo i 60 anni, però, quello che sembra un gesto innocuo può diventare un rischio per i reni. Capire quale molecola è in causa, come agisce e come ridurre i pericoli è il primo passo per proteggere la salute a lungo termine. Come ricordano molti clinici: “Nessun farmaco è veramente banale; lo è solo finché lo usiamo con testa.”

Qual è l’antidolorifico sotto accusa?

Il dito punta soprattutto sui FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei) da banco, come ibuprofene, naprossene e ketoprofene. Queste molecole riducono l’infiammazione e il dolore bloccando la produzione di prostaglandine, sostanze che dilatano i vasi e proteggono i reni. In alcuni contesti, specialmente in età avanzata, la loro azione può ridurre il flusso sanguigno renale e provocare un danno acuto.

Non tutti gli antidolorifici hanno lo stesso profilo: il paracetamolo agisce in modo diverso e, a dosi corrette, tende a essere più “neutro” per i reni rispetto ai FANS, pur avendo altre cautele (soprattutto per il fegato). Detto questo, “sicuro” non significa “senza limiti”: la chiave resta il corretto uso.

Perché dopo i 60 i reni sono più vulnerabili

Con l’età la funzione renale declina gradualmente; spesso compaiono ipertensione, diabete o aterosclerosi, condizioni che riducono le “riserve” del rene. In più, la probabilità di disidratazione aumenta (per sete ridotta, caldo, diuretici). In questo scenario, un FANS può diventare la goccia che fa traboccare il vaso.

Se si assumono diuretici o farmaci per la pressione (ACE-inibitori o sartani), la combinazione con FANS può ridurre ulteriormente la perfusione renale. Non a caso molti specialisti ripetono: “Dopo i 60 anni, ogni FANS va considerato ‘a tempo’, con un piano chiaro su dosi e durata.”

I segnali d’allarme da non ignorare

Il problema dei reni è che spesso soffrono in silenzio. Ecco alcuni campanelli che meritano attenzione (specie se compaiono durante l’uso di FANS):

  • Diuresi ridotta o scura, gambe o caviglie gonfie, stanchezza marcata, nausea persistente, dolore lombare “sordo”, pressione alta più del solito

Se compaiono questi segnali, è prudente sospendere il farmaco e contattare medico o farmacista. Per chi assume analgesici con una certa regolarità, vale la pena controllare periodicamente creatinina ed eGFR, per una fotografia chiara della funzione renale.

Come usare in sicurezza un antidolorifico da banco

Il principio guida è semplice e potente: “Minor dose, minor tempo.” Significa scegliere la dose efficace più bassa e limitare i giorni di terapia. Evitare di prendere due FANS insieme o di alternarli senza criterio: si sommano i rischi, non i benefici.

Bere acqua in modo adeguato, soprattutto con caldo o influenza; evitare i FANS se si è disidratati dopo diarrea, vomito o intensa sudorazione. Attenzione se si assumono diuretici, ACE-inibitori, sartani, anticoagulanti o se c’è una storia di malattia renale: qui la valutazione diventa personalizzata.

Per febbre e dolori lievi-moderati, il paracetamolo può essere una prima scelta, sempre alle dosi consigliate e senza superare il limite giornaliero, specie se si consuma alcol o si hanno problemi di fegato. In ogni caso, “la molecola giusta dipende dal tipo di dolore, dalla storia clinica e da quanto a lungo serve trattarlo.”

Strategie non farmacologiche che aiutano davvero

Il dolore cronico raramente si risolve solo con una pillola. Integrare approcci non farmacologici riduce il bisogno di FANS e il carico sui reni. Possono aiutare:

  • Caldo o freddo localizzato, esercizi di rinforzo e allungamento guidati, fisioterapia mirata, igiene del sonno, regolarità del movimento, gestione dello stress (respirazione, mindfulness), perdita di peso se necessaria

Piccoli cambiamenti quotidiani spesso valgono più di un “colpo di fino” farmacologico. “Curare il contesto è curare il dolore”: meno infiammazione sistemica, meno bisogno di analgesici.

Domande utili da fare al medico o al farmacista

Prima di prendere un FANS oltre i 60 anni, può essere saggio chiedere: “Con i miei farmaci attuali, è indicato?”; “Per quanti giorni al massimo?”; “Devo controllare creatinina o eGFR?”; “C’è un’alternativa più adatta al mio tipo di dolore?” Un confronto breve evita scelte impulsive e riduce effetti collaterali.

Ricordiamolo senza allarmismi: usare saltuariamente un FANS in un adulto sano e ben idratato è spesso accettabile. Il quadro cambia con età, comorbilità e politerapia. L’obiettivo non è demonizzare i farmaci, ma riportarli al loro posto: strumenti utili, da maneggiare con rispetto.

La regola d’oro resta la stessa, riassunta in una frase che vale come promemoria da frigorifero: “Usalo se serve, alla dose giusta, per il tempo più breve possibile.” I reni – silenziosi e instancabili – vi ringrazieranno.

Roberto Burioni

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Roberto Burioni

Roberto Burioni è redattore presso AgenziaMedica, portale di informazione sanitaria dedicato ai pazienti. Si occupa della redazione e della revisione di contenuti medico-sanitari, con l'obiettivo di offrire un'informazione chiara, accessibile e aggiornata su strutture sanitarie, patologie e servizi di salute in Italia.