La cardiologa: «Nelle donne l’infarto spesso non comincia con il dolore al petto»

La cardiologa: «Nelle donne l’infarto spesso non comincia con il dolore al petto»
27 Ottobre 2026

Spesso, nelle donne, l’allarme arriva in modo silenzioso e disorientante. Un malessere diffuso, un fiato corto che non passa, una stanchezza insolita. «Non aspettate la classica stretta al petto», avverte una cardiologa, «perché l’evento può iniziare con segnali più sfumati». Riconoscerli in tempo è un atto di cura e di autoprotezione.

Segnali da non ignorare

I sintomi possono essere atipici, ma non per questo meno seri. Ecco quelli che meritano attenzione, soprattutto se compaiono all’improvviso o sono insoliti per voi:

  • Respiro corto a riposo o con sforzi lievi
  • Nausea, vomito o fastidio allo stomaco
  • Dolore alla schiena, alla mandibola o al collo
  • Senso di oppressione toracica non netto, come un peso
  • Sudorazione fredda o improvvisa debolezza
  • Capogiri o sensazione di svenimento imminente
  • Stanchezza marcata, “come se il corpo fosse scarico”

«Se questi sintomi durano più di qualche minuto, o vanno e vengono, è tempo di agire», ricorda la specialista.

Perché i sintomi possono essere diversi

Nelle donne la malattia coronarica può essere più spesso microvascolare, con piccoli vasi che si restringono o funzionano male. Questo altera la perfusione senza dare il tipico dolore centrale. Inoltre, le placche possono erodersi più che rompersi, generando quadri meno eclatanti all’esame obiettivo. Gli ormoni, il sistema nervoso e l’infiammazione modulano la percezione del dolore, spostando i segnali verso regioni meno attese.

Fattori di rischio al femminile

Alcuni rischi pesano in modo particolare sulle donne. «Diabete e fumo sono una combinazione davvero pericolosa», osserva la cardiologa. Contano anche ipertensione, colesterolo alto, sovrappeso, sedentarietà e menopausa. Non vanno sottovalutati i disturbi autoimmuni (come lupus e artrite reumatoide), la depressione persistente e le complicanze della gravidanza (preeclampsia, diabete gestazionale). Dopo alcune terapie oncologiche o radioterapie toraciche il rischio può aumentare. Conoscere la propria storia clinica è un atto di forza, non di paura.

Gli ostacoli nella diagnosi

Molte donne arrivano tardi in ospedale, perché normalizzano i segnali o li attribuiscono ad ansia e stress. «Ci hanno insegnato a resistere, non a chiedere aiuto», dicono in tante. L’ECG può essere normale nelle prime fasi, e i biomarcatori vanno letti con criteri specifici per il sesso, altrimenti il rischio è sottostimato. Per questo è fondamentale descrivere i sintomi con chiarezza e chiedere una valutazione accurata, senza minimizzare.

Cosa fare subito

Se sospetti un evento cardiaco, chiama il 112 o il 118. Non guidare da sola e non aspettare che “passi”. Riposati, evita sforzi, tieni a portata i tuoi farmaci e riferisci l’orario d’inizio dei sintomi. «Meglio un allarme in più che uno in meno», ripete la cardiologa. La rapidità può salvare muscolo cardiaco e ridurre le complicanze.

Prevenzione che funziona

Piccole scelte quotidiane fanno una grande differenza. Muoviti con regolarità, cura il sonno, riduci sale e zuccheri, prediligi fibre, legumi, frutta secca e olio d’oliva. Smettere di fumare è l’azione più potente e immediata per proteggere il cuore. Tieni sotto controllo pressione, glicemia e colesterolo, anche quando ti senti bene. Segui le terapie con costanza e programma check-up periodici. La prevenzione non è rinuncia: è libertà nel lungo periodo.

La voce della specialista

«Il dolore non è sempre al centro del petto: a volte è una morsa alla schiena o una fatica che non spiega il fiato corto», racconta la medica. «Una paziente è arrivata dicendo: “Mi sento svuotata e sudata, ma non ho dolore”. Era un infarto non riconosciuto da ore». Un’altra frase che torna spesso: «Pensavo fosse ansia. Invece era il mio cuore che chiedeva aiuto». Parole che invitano a dare credito al proprio corpo.

Ascolto, consapevolezza, azione

Il corpo manda segnali: imparare a leggerli non è allarme, è competenza. Se qualcosa è nuovo, intenso, o diverso dal tuo solito, trattalo come importante. Parla con il tuo medico, conserva un elenco dei tuoi farmaci, annota allergie e patologie pregresse. E, soprattutto, condividi queste informazioni con chi ti è vicino: creare una rete di supporto accorcia i tempi e salva vite.

«Non serve essere eroine», conclude la specialista. «Serve riconoscere i segnali, chiedere aiuto subito, e prendersi cura del proprio cuore, ogni giorno». Perché la salute non è un premio da meritare, è un diritto da proteggere.

Roberto Burioni

Autore

Roberto Burioni

Roberto Burioni è redattore presso AgenziaMedica, portale di informazione sanitaria dedicato ai pazienti. Si occupa della redazione e della revisione di contenuti medico-sanitari, con l'obiettivo di offrire un'informazione chiara, accessibile e aggiornata su strutture sanitarie, patologie e servizi di salute in Italia.